Come i musicisti sul Titanic

Violino in controluce tra le onde del mare. Come i musicisti sul Titanic. Riflessioni sul ruolo dell'Arte e degli artisti nei momenti difficili

Riflessioni sul ruolo dell’Arte e degli artisti nei momenti difficili, quando tutto sembra affondare.

Un paio di sere fa ho rivisto in TV “Titanic” per la settordicesima volta. E come sempre ho versato fiumi, o meglio, oceani di lacrime.

Ad aprire le cateratte di solito non è la stranota storia d’amore tra Rose e Jack, quanto la tragedia del naufragio in sé…

Stavolta con una scena in particolare che mi ha colpita allo stomaco: l’ho sentita risuonare totalmente con questo periodo che stiamo vivendo e mi è arrivata una piccola illuminazione.

Ma andiamo con ordine: vieni con me a scoprire l’origine di questo post.

 

Immagina quei momenti in mezzo all’Oceano Atlantico…

Tutto è perduto, le scialuppe di salvataggio sono in acqua mezze vuote e la maggior parte delle persone sul Titanic è nel panico: i passeggeri cercano di salvarsi come possono, mentre la prua della nave si inabissa.

In quei momenti esce fuori prepotente la natura di ogni essere umano su quel pezzo di metallo che sta per andare a fondo.

Già tutto questo inizia a prendermi allo stomaco ma mi “contengo” ancora un po’ e osservo.

C’è chi diventa punto di riferimento per lo spirito, come il prete che prega con i fedeli.

C’è chi cerca di salvarsi a scapito di altri, a costo di usare violenza.

C’è chi sguscia via vigliaccamente, imbucandosi su una scialuppa anche se non è il suo turno.

C’è chi affronta la morte imminente stringendosi a chi ama.

Poi ci sono loro.

I musicisti sul ponte suonano ancora, un po’ per scaldarsi e un po’ forse per arginare la paura… Ma l’acqua sale sempre di più e alla fine del vivace brano di Offenbach, “Infernal Galop” ecco l’addio:

“Signori, è stato un privilegio suonare con voi stasera.”

La musica tace, il gruppo si scioglie mentre le persone urlano e corrono sul ponte.

E qui mi si spezza il cuore in tanti piccoli pezzettini.

Il primo violino si ferma, guarda verso l’acqua che sale e ricomincia a suonare. Gli altri musicisti lo sentono, si voltano e tornano indietro a suonare, insieme, fino alla fine.

Come in un lampo ho pensato che in fondo è questo che dovrebbero fare gli artisti, specialmente nei momenti bui: fino alla fine, portare bellezza nel mondo, insieme.

 

Signori, è stato un privilegio fare Arte con voi

Ecco quale dovrebbe essere per me il ruolo dell’Arte e degli artisti nei momenti difficili.

Quando tutto sembra affondare, in una notte buia e fredda, nulla può essere d’aiuto come il conforto dato dall’Arte declinata in tutte le sue forme.

Arte che porti una scintilla di Luce, un po’ di Coraggio per esorcizzare la paura, per scacciare via il terrore del virus e l’incertezza sul futuro.

Nonostante i divieti, le chiusure e il disastro, come i musicisti del Titanic gli artisti del 2021 possono fare molto e in molti modi. Pensiamo al contributo positivo a psiche e anima che possono portare un brano musicale, un quadro, una scultura, un monologo o una danza. L’Arte ci emoziona, eleva lo spirito, ci ricorda che siamo vivi, con il sangue che scorre ancora nelle vene.

Intuisco or ora che forse è un po’ anche per questo che ho deciso di pubblicare le interviste ad amici artisti (qui la prima della serie a Cristian Cimatti)…

Portare alle persone quanta più Arte e Bellezza possibile attraverso le parole di chi crea, pandemia o non pandemia. Facendolo con un po’ di leggerezza, per quanto possibile.

Come i musicisti sul Titanic, forse noi artisti non riusciremo a fermare il naufragio, ma con le nostre creazioni potremo almeno rendere un po’ più leggero il cuore e sveglia la mente per reagire.

… E Comunque, alla fine della fiera Rose l’ha salvata un fischietto con le sue vibrazioni sonore, eh! Strumento musicale salvifico livello super! Poi uno dice: “ma l’arte non serve, non è essenziale”. Se se, credici.

Bon, alla prossima!

Ah, la scena strappalacrime è questa qui

Marina

Immagine by Josep Molina Secall su Unsplash